Piattaforma politica

 

L'addomesticamento dell'esperienza omosessuale è un processo che è stato messo in atto in molti paesi del cosiddetto occidente compresi quelli, come l’Italia, in cui la pressione di una morale bigotta o di gerarchie religiose sulla politica e nella società ha impedito con qualsiasi mezzo il pieno riconoscimento dei diritti civili a lesbiche, gay e trans.
Nel suo articolo sulla sfamiglia, Betsy Brown così sintetizzava gli interessi politici e le richieste di gay, lesbiche e trans che avevano rinunciato a creare alternative al sistema etero-patriarcale: assimilateci alla vostra società, fateci entrare nel vostro esercito, fateci imitare le vostre famiglie, e noi vi assicureremo che l'”omosessualità” costituisce l'eccezione che conferma la vostra regola. (Betsy Brown, The Unfamily, Lesbian Contradiction, 1994). Il “patto” che gay, lesbiche e trans in varie epoche storiche hanno dimostrato di voler stipulare con questo sistema ha assunto negli ultimi 20 anni connotati diversi, ma è chiaro che sempre di un'aspirazione alla normalizzazione, all’integrazione, e all’omologazione si è trattato. Tra la fine degli anni '90 e gli inizi del nuovo millennio, il movimento LGBTQ antagonista in Italia smascherò criticamente quale era la natura dello scambio in atto tra società capitalistica e neoliberismo da una parte, e lesbiche, gay e trans dall’altra: a fronte della richiesta di garanzia dell’esistenza materiale e di una visibilità svuotata di ogni contenuto, lesbiche gay e trans che agivano nel movimento LGBT mainstream offrivano in cambio la promessa di essere buon* consumatori/rici. Quello che stava facendo il movimento, cioè, era accettare volontariamente e senza contraddittorio il patto neoliberista che garantisce solo l’esistenza dei soggetti che consumano, variazione sul tema dello “scambio” imposto dal primo capitalismo alle masse operaie a cui la fabbrica consentiva la mera sopravvivenza a condizione di riprodurre forza lavoro per le proprie catene di montaggio.
Il fallimento della politica e la crisi del sistema del capitale oggi hanno cambiato i termini della questione. Sull'onda dell’“emergenza omofobia” comitati di gay, lesbiche e trans si sono guadagnati di recente un piccolo ruolo di comparsa compiacente in quel processo storico, già attivo da tempo, la cui conseguenza è quella di distruggere l'eredità della resistenza e annullare la distanza tra destra e sinistra, svuotando così la politica di qualsiasi senso. In nome di un mistificato concetto di libertà di opinione stiamo assistendo, paradossalmente anche con la complicità di lesbiche, gay e trans, a un processo di legittimazione di fascismo e integralismo cattolico funzionali alla sostituzione della politica con un modello di business, alla repressione e al controllo sociale dei soggetti che non intendono conformarsi o che non sono strumentali a questo nuovo regime.
 
Riteniamo che portare avanti una battaglia politica appiattita sulla rivendicazione dei diritti e svuotata di ogni complessità faccia perdere al movimento la capacità di analizzare con sguardo obliquo e critico la realtà che ci circonda, prerogativa che è da sempre appartenuta alle soggettività non conformi, e che riteniamo necessario recuperare. Pare evidente che nella parte di movimento mainstream sia in atto da tempo il tentativo di avviare un processo di assimilazione piuttosto che di scardinamento dei presupposti del modello etero-patriarcale che punta solo ad allargare ai soggetti LGBTQ* l’applicazione di modelli familistici importati dal sistema normativo dominante.
A questo proposito riteniamo importante sottolineare la differenza tra il condurre una battaglia legale per il riconoscimento delle unioni civili per i soggetti LGBTQ* e il portare avanti una politica interlocutoria di dialogo con chiunque (anche di estrema destra)affinché questi diritti vengano negoziati e “concessi”. Ci sembra al contrario indispensabile chiedersi sempre sulla pelle di chi avvengano queste concessioni.
Una proposta di legge sull’omofobia come quella presentata dalla Concia - che si configura come un’aggiunta al decreto sicurezza travestita da provvedimento in difesa di alcune minoranze - che in realtà mira solo a inasprire le pene e a giustificare provvedimenti securitari senza affrontare il problema culturale e politico dell’omofobia, non ci interessa. E non ci interessa neppure avanzare la richiesta del diritto al matrimonio e all'adozione senza mettere in discussione il fatto che attualmente esistono delle soggettività nel nostro paese che, solo perché sprovviste di permesso di soggiorno, non solo non possono sposarsi ma sono private di ogni diritto fondamentale, dall'accesso alle cure mediche alla possibilità di riconoscere i propri figli, alla stessa libertà personale.
Come Tavolo LGBTQ* Trento non ci vogliamo collocare all’interno di un percorso che declina i diritti in un’ottica di normalizzazione, che si configura come giustificante delle politiche securitarie e del controllo sociale e che si offre con facilità a essere strumentalizzato per discorsi anti-migranti.
Crediamo che la legge debba servire per tutelare la dignità di tutt*, compres* le/i migranti, oggi duramente colpit* dal pacchetto sicurezza.
La libertà e il rispetto per la dignità o è per tutt*, o non è né libertà né dignità!
 
Questo ragionamento mette in luce un punto importante, ovvero che condividere solo dei temi legati all’omofobia non è sufficiente per affermare una vicinanza politica con altri soggetti che, su altre tematiche, come per esempio l’antifascismo, si collocano in tutt’altra posizione.
Il Tavolo LGBTQ* Trento si riconosce negli ideali e nelle pratiche dell'antifascismo e della resistenza, e ribadisce che dirsi antifascista deve significare dirsi anche antisessista. Pertanto, condivide il percorso e l'elaborazione del femminismo che declina l'antifascismo come pratica inequivocabilmente antisessista.
Il Tavolo LGBTQ* Trento è laico e si pone in maniera critica nei confronti della chiesa cattolica, ribadendo una scelta di autodeterminazione contro un apparato che promuove odio contro gay, lesbiche e trans attraverso attacchi politici diretti e indiretti; che diffonde una cultura sessuofobica che condiziona le politiche socio-sanitarie con continue campagne contro la diffusione, specie tra i/le giovani, di informazioni sull’uso del preservativo e sui metodi di contraccezione in genere, e quindi si rende responsabile della diffusione di malattie sessualmente trasmesse, non solo in Italia; che vuole rinchiudere le donne nei ruoli di incubatrici, che attribuisce loro la maternità e la famiglia etero-patriarcale come soli orizzonti di realizzazione e che le considera ammortizzatrici sociali nel sopperire a un welfare mancante; che con la pratica dell’obiezione di coscienza mina l’autodeterminazione delle donne in materia di aborto e che è responsabile in Italia dell'introduzione della legge 40, fortemente lesiva delle libertà riproduttive di tutte e di tutti; che condiziona la politica rispetto a temi etici, come per esempio le scelte di fine vita.
La nostra decisione di indirizzarci criticamente alla chiesa cattolica discende dal fatto che la chiesa è strutturalmente dentro questo sistema e che a lei sono stati delegati i temi etici, il disciplinamento dei corpi e dei ruoli: noi viviamo in questa cultura teocratica specifica, è questa che entra nelle nostre vite, ed è quindi a questa che specificamente ci opponiamo.
 
Alla luce di questa riflessione il Tavolo LGBTQ* Trento si propone di essere un laboratorio politico e culturale che continui nell'esperienza di organizzazione di Universinversi, uno spazio di lotta, affermazione, resistenza.
Non possiamo che continuare in direzioni sempre più ostinate e sempre più contrarie!
 
Tavolo LGBTQ* Trento